I legami del sangue

Sotto la guida di Krishna - cioè con il sostegno della nuova forza d'anima - lo sguardo interiore rivela progressivamente all'allievo sul cammino quali valori a lui cari, quali idee e quali caratteristiche sono di ostacolo!  A ostruire il cammino sono delle proprietà e delle tendenze ancorate nel sangue, a cui l'allievo è letteralmente legato proprio attraverso il sangue.

Deve dunque abbandonare tutto ciò? Nel corso della battaglia dovrà tirare contro quelli che sono stati per lungo tempo suoi fedeli compagni?  Impossibile!  Come potrebbe poi la vita esser tollerabile?

Scoraggiato, sommerso dai dubbi, si lascia cadere sul campo di battaglia, senza ascoltare all'inizio le obiezioni di Krishna.  Egli si rivolta contro il suo destino, che esige ora da lui una decisione, e pare lasciare il terreno senza combattere.

Può darsi che qualche allievo sul cammino riconosca qui la sua situazione. In certi momenti la sofferenza interiore e il dubbio prevalgono.  Ma egli deve perseverare e tener duro, poiché nell'ora dello scoramento, dell'avversità e del dubbio Arjuna - l'allievo - non è solo.  Finché egli mantiene vivo il desiderio interiore di fare ciò che è giusto, finché in lui brucia ancora una scintilla del desiderio di salvezza, Krishna non si allontana da lui.

L'anima parla, e si volge verso il povero infelice per consolarlo e incoraggiarlo.  Se l'allievo resta saldo, la comprensione si desta.  Un cambiamento avviene lentamente dentro di lui.

Considerate alla luce dell'anima nuova, molte cose che gli sembravano importanti perdono attrattiva, divengono illusorie, ed egli le abbandona senza forzare. Esse si distaccano da lui perché ha imparato la lezione corrispondente.  Ne consegue che molte cose che fino ad allora riteneva insignificanti - e che quindi trascurava - riprendono importanza e influenza su di lui.

L'allievo cresce grazie all'esperienza e alla conoscenza di sé, giungendo così fino al punto in cui è abbastanza forte e preparato interiormente per sostenere il combattimento decisivo sul "luogo consacrato ai pellegrini".

L'essenza della natura dialettica

Nel processo di cambiamento e di rinnovamento interiore cui abbiamo accennato, la purificazione del cuore è un aspetto fondamentale. Krishna - la rosa divina del cuore - parla ad Arjuna - l'allievo sul cammino - tramite il cuore.  Questo è la porta attraverso cui l'uomo riceve la nuova forza dell'anima.  Dal cuore questa forza si slancia verso l'alto, giungendo nella testa e suscitandovi una nuova comprensione.

Krishna insegna ad Arjuna le esigenze incondizionate del cammino della rinascita interiore e della liberazione dalla ruota della nascita e della morte, e Arjuna acquisisce così la comprensione dell'essenza della natura dialettica, che domina tanto lui che l'intera creazione.

Tutto ha un inizio e una fine, tutto è sottomesso alle leggi del movimento ciclico. Anche i regni celesti di Brahma un giorno spariranno, e con essi tutti coloro che vi stanno godendo i frutti di una retta vita sulla terra. Essi dovranno tornare nella vita materiale fino a quando non avranno riconosciuto la loro vera vocazione e si saranno consacrati senza riserve a Krishna, l'anima nuova.

Nella Bhagavad Gita leggiamo: "Colui che mi trova appartiene all'Anima Suprema e ottiene il più alto livello di perfezione. Non rinascerà più in questo mondo di sofferenza e di cambiamento. Ha raggiunto la più elevata beatitudine.  I mondi, incluso il dominio di Brahma, vanno e vengono; ma chi giunge a me, Arjuna, non rinascerà più.

Quando conoscono il giorno di Brahma, lungo mille eoni, e la notte che lo segue e lo completa, gli uomini possiedono veramente la scienza del giorno e della notte.  Quando dopo un lungo riposo il giorno di Brahma inizia, l'universo manifestato scaturisce dal non-manifestato; e, quando arriva nuovamente la notte, questo stesso universo sparisce di nuovo in ciò che si chiama l'indistinto, il non-manifestato.

La moltitudine di esseri che viene ogni volta all'esistenza è riassorbita suo malgrado quando viene la notte, per tornare poi a sorgere quando appare l'alba.  Ma al di là di questo non-manifestato, Principe, esiste qualcosa di più alto, un altro non-manifestato, eterno ed immutabile, che non perisce quando tutti gli esseri periscono.  L'Imperituro, il Cammino Supremo, è chiamato "Quello".

Chi trova Quello non ritorna più. Esso è la mia sede suprema".  Chi conosce l'Insegnamento Universale riconoscerà la grande portata e l'elevato significato di queste parole. Come avvenne per Arjuna, queste parole stimolano il desiderio di agire in modo tale da liberare il cammino per l'anima nuova, anche se questo modo d'agire, benché nato dalla comprensione, pare follia agli occhi della massa.

L'essere umano agisce generalmente sotto qualche impulso: sono la paura, l'egocentrismo o la ricerca di un risultato a spingerlo nelle sue imprese, e il timore di non riuscire lo lega ancora di più alla sua paura e ai suoi desideri, e quindi alla ruota della nascita e della morte.

La Bhagavad Gita lo esprime così: "Pensare al fine desiderato lega al fine desiderato".  Per cui Arjuna riceve il consiglio di combattere comunque, anche se deve opporsi dentro di sé alle molte amate caratteristiche della sua natura, alle sue tendenze e idee. Egli deve distaccarsi progressivamente dai legami dei sensi, della paura e del desiderio.

Krishna accompagna Arjuna nel suo viaggio attraverso l'essere interiore, apportandogli una crescente comprensione, finché, in un momento di elevazione interiore, la benda gli cade dagli occhi ed egli pregusta il nuovo stato d'essere. Egli riceve la forza per restare saldo e vincere se stesso nei momenti in cui il conflitto interiore diviene più violento.

La storia di Arjuna e di Krishna è sempre attuale e ha un carattere universale. L'allievo della Scuola Spirituale attuale incontra certamente situazioni simili nel corso del cammino. Anch'egli prova la sofferenza interiore e il dubbio, anch'egli si domanda se deve ingaggiare il combattimento o ritirarsi.

Ma l'eterno compagno, il divino consigliere, è sempre presente dentro di lui. Quando, spinto dal vero desiderio e dalla comprensione, apre il suo essere all'Altro, a Krishna, ottiene forza e influenza, finendo così per riportare la vittoria.  Allora testimonia come Arjuna:

Signore, la mia illusione è annientata.
La tua grazia mi ha dato la conoscenza.
Oggi sono fermamente deciso, il mio dubbio è sparito.
Fedele alla tua parola, passo all'atto.

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