La meta è il cammino

Ciclo di conferenze pubbliche:
La meta è il cammino


Questo insieme di conferenze si addentra nella spiegazione dei processi grazie ai quali gli esseri umani ottengono conoscenza, tanto delle cose visibili che di quelle invisibili, e del fatto che tale “scoperta” è sempre unita alla “sorpresa”. Ma l’«Eureka!» non si produce senza sforzo, senza conflitto; il fuoco scaturisce dallo scontro della pietra focaia con l’ossidiana. La conoscenza è la base del discernimento e quest’ultimo è imprescindibile per il Cammino spirituale e per lo sviluppo dell’intelligenza spirituale.


Ingresso libero e gratuito


25 novembre – ore 19:30
Il discernimento essenziale

La pressione delle cose esterne a noi ci lascia uno scarsissimo margine di libertà; e molte volte, facendo uso di questa libertà, generiamo situazioni che riducono ancora di più il nostro libero arbitrio. Sapere se ciò che sto per fare è un atto sovrano o un’imposizione sottile dell’ambiente che mi circonda è la base per iniziare la riconquista della vera autonomia interiore. Se il mistero della vita ci opprime e la realtà della morte ci infonde paura, il futuro non potrà che essere un elemento che ci condiziona psicologicamente e ci preoccupa senza sosta. L’umanità si muove tra il fatalismo più intransigente e l’indolenza più superficiale. In ambito religioso si pone l’intera responsabilità del nostro futuro nelle mani di un dio onnipotente, e i fedeli si raccomandano a lui dinanzi a ogni nuova situazione. Ogni giorno vediamo dei calciatori che entrano in campo facendosi il segno della croce e chiedendo al loro dio protezione e – perché no? – anche la vittoria. Il problema è che anche i giocatori dell’altra squadra chiedono lo stesso… ed è ovvio che non possono vincere ambedue le squadre... anche le persone comuni si raccomandano talvolta al loro dio, per esempio quando prendono un aereo o intraprendono qualche azione che comporta un certo rischio. Quello che sta alla base di tutto ciò è che i fedeli delle varie religioni suppongono che il loro dio sia un’entità arbitraria che protegge solo coloro che lo pregano con devozione e lascia indifesi gli infedeli… dall’altra parte del tavolo si trovano gli agnostici, i non credenti e gli atei. Per loro in tutto l’universo non esiste alcun dio onnipotente che decide sul destino degli esseri umani in senso individuale o collettivo, e nemmeno un dio che ha creato con le sue mani dal nulla tutto ciò che esiste.


9 dicembre – ore 19:30
Il Dharma e l’intelligenza spirituale



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EVENTI PASSATI


21 ottobre – ore 19:30
E se in realtà non esistesse un “mondo invisibile?”

Fin dalla più remota antichità, gli esseri umani si sono sentiti attratti – e a volte intimoriti – dal mistero della vita. Attratti, a causa della mente, che ci spinge a porci domande sulla natura delle cose, sulla loro origine e senso, sulle cause dei fenomeni che ci circondano e su noi stessi. Intimoriti, perché è molto facile constatare la fragilità della nostra esistenza si trova racchiuso anche il mistero della morte. La vita, il tesoro più prezioso di cui disponiamo, è essenzialmente imperscrutabile. E intuiamo che nel mistero della vita possiamo osservare che la vita si distacca da un essere vivente in modo repentino, trasformandolo in qualcosa di inerte, immobile, senza respiro. E ci chiediamo se potrebbe esserci una qualche maniera per trattenerla, per fare di essa un bene costante. Ma l’opprimente realtà è che finora “tutti gli esseri umani si impegnano assiduamente a morire”, come diceva ironicamente un noto scrittore. Anche i più grandi esseri spirituali, come Gesù Cristo o Buddha, a un certo punto morirono. Tuttavia, essi ci hanno parlato del fatto che la morte è in realtà un’illusione, così come tutte le cose esteriori alle quali ci leghiamo o addirittura ci aggrappiamo.


28 ottobre – ore 19:30
La necessità dello stupore
"La tappa dello sviluppo umano che stiamo attraversando da alcuni secoli è caratterizzata dal fatto che le cose diventano sempre più teoriche. In questo lo sviluppo del mondo virtuale gioca oggi un ruolo importante, poiché offre la possibilità di sperimentare all’interno di scenari irreali – e per questo esenti da rischi – quanto andrebbe vissuto nel mondo concreto e tangibile. Lo spostamento degli avvenimenti sulla sfera virtuale è una forma di apparente smaterializzazione. Noi siamo tuttavia dell’opinione che il mondo virtuale sia invece in realtà una materializzazione, la materializzazione di una sfera o di un campo di esistenza che fino a poco tempo fa era di natura totalmente immateriale o sottile..."

11 novembre – ore 19:30
Il conflitto interiore
L'essere umano ha bisogno di dare un nome a tutte le cose. Nella misura in cui le denomina, esse gli diventano familiari e così ha la sensazione di poterle controllare meglio. Non ci piace ciò che è indefinito, incerto, imprevedibile. Ci piace sapere che, quando ci svegliamo la mattina, siamo lì, nel nostro letto, nella nostra casa e con le nostre cose. Denominando ogni cosa, la facciamo un poco nostra. E, per rendere la cosa più vera, arriviamo a redigere dei documenti in cui si dice: "questo si chiama così ed è mio". In realtà però nulla ci appartiene  e non vi è nulla che si lasci afferrare o definire per mezzo di una parola.